Inserti, caldaie e stufe a biomassa: 2mila prodotti certificati in Italia

Sono 2mile le caldaie, gli inserti e le stufe a biomassa certificati grazie al sistema “Aria Pulita”. Ma ancora tanta strada si deve fare per garantire la sostenibilità degli impianti in Italia

Caldaie e stufe a biomassa sono sempre più diffuse nelle case italiane. Purtroppo, però, gran parte di questi apparecchi sono ancora obsoleti e spesso causa di emissioni elevate di polveri.

Da quando è nata, a fine 2016, la certificazione volontaria “Aria Pulita” ha avuto come obiettivo promuovere il ricambio generazionale delle stufe a biomassa. Un passo necessario per garantire una minore incidenza sull’ambiente e rendere il mercato più trasparente. Un obiettivo che, al tempo stesso, contribuisce a premiare l’operato delle aziende attive nella sostenibilità e nell’innovazione tecnologica.

Stufe a biomassa: il perché di una certificazione

Nei pochi mesi dalla sua entrata in vigore, il sistema ha permesso la certificazione di oltre 2 mila prodotti. Oltre a circa una quindicina di aziende.

Grazie ad Aria pulita, i consumatori sono agevolati durante il loro acquisto, perché possono facilmente riconoscere inserti, caldaie e stufe a biomassa con un minor impatto sull’ambiente e una migliore resa nella combustione.

La certificazione, infatti, classifica i generatori sulla base del rendimento e delle emissioni. Assegna un numero crescente di stelle, da 2 a 4, in base alla qualità. Al di sotto delle 2 stelle non è possibile ottenere l’attestato di certificazione Aria Pulita. Il 60% delle caldaie e stufe a biomassa certificate attualmente da Aiel corrisponde a 4 stelle, il massimo in termini di qualità.

La classe di qualità rispecchia le prestazioni degli apparecchi espressi in termini di: emissioni di particolato primario (PP), di composti organici totali (OGT), di ossido di azoto (NOx), di monossido di carbonio (CO) e di rendimento (η).

La situazione in Italia

Purtroppo, dei circa 11 milioni di inserti-camino, caldaie e stufe a biomasse domestici, quindi alimentati a legna e pellet, solo il 10% ha meno di sette anni di età. Il 50% è stato installato tra il 2001 e il 2009 e il restante 40% prima del 2000.

Va da sé che la maggioranza degli apparecchi a biomassa risulta essere ormai obsoleta e produce un maggiore quantitativo di polveri.

Il parere di AIEL

Secondo AIEL: «Sarebbe necessario rottamare 4-5 milioni di generatori a legna nei prossimi dieci anni». Afferma Annalisa Paniz dell’Associazione. «Questo – continua – creerebbe enormi benefici in termini ambientali per la riduzione dei consumi e delle emissioni legata ad apparecchi più efficienti e meno inquinanti e anche in termini occupazionali, basti pensare alla necessità di figure come progettisti, installatori, manutentori, costruttori, produttori di biocombustibili».

Uno strumento per poter favorire il ricambio generazionale degli apparecchi è il Conto Termico. Si tratta di un sistema di incentivi statali, a supporto degli interventi per l’incremento dell’efficienza energetica. Si tratta di incentivi che possono arrivare a coprire fino al 65% dell’investimento, erogati tramite bonifico bancario. E possono alleviare il carico di privati, imprese e pubblica amministrazione.

Il plafond messo a disposizione per questi aiuti è di 900 milioni di euro. A oggi, solo il 4% di queste risorse è stato adoperato a causa della scarsa conoscenza dello strumento.

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