Il mercato del pellet in Italia visto dall’IEA Bioenergy

Pellet in Italia: qual è la situazione di mercato e consumi? Cosa preferiscono le famiglie italiane? Ecco cosa dice a riguardo il rapporto di IEA Bioenergy

IEA Bioenergy, ha reso noto un rapporto intitolato “Global Wood Pellet Industry and Trade Study 2017”, una visione globale sull’andamento del mercato del settore negli ultimi anni. All’interno del documento, è presente un focus sul mercato del pellet in Italia.

Vediamo cosa dice l’Intenazional Energy Agency sul nostro Paese e su come le famiglie italiane adoperano le biomasse.

Utilizzo prodotto e incentivi

Il pellet in Italia è adoperato principalmente nel settore residenziale, per il riscaldamento delle famiglie. Considerando un riferimento temporale compreso tra il 2008 e il 2016, la grande maggioranza dei dispositivi di riscaldamento a pellet installati in Italia sono stufe.

Negli ultimi anni, il Paese ha attuato politiche volte a promuovere il settore. Gli interventi si basano soprattutto su un sistema di incentivi che consente di risparmiare, sostituendo il vecchio impianto di riscaldamento con uno più performante.

Nel caso di interventi di riqualificazione energetica, ad esempio, si può sfruttare la detrazione fiscale del 65% che agevola l’acquisto, l’installazione e la messa in opera di soluzioni che hanno il fine di migliorare l’efficienza degli apparecchi. Compresi appunto gli impianti di riscaldamento alimentati a biomassa. Ulteriori vantaggi fiscali sono possibili per i condomini, grazie alla novità Ecobonus (possibilità di detrazione fino al 75%).

Tra le agevolazioni più importanti, troviamo il Conto Termico 2.0. Anche in questo caso, l’incentivo può arrivare fino al 65% della spesa sostenuta.

Il consumo del pellet in Italia

Come accennato all’inizio, il principale consumo di pellet di legno viene effettuato nel settore residenziale. L’uso di questo combustibile da parte delle famiglie italiane è cresciuto da circa 1,7 Mt nel 2013, a circa 1,9 Mt nel 2015.

Secondo l’indagine sui consumi delle famiglie effettuata dall’ISTAT nel 2013, la spesa media delle famiglie che hanno acquistato pellet per il riscaldamento è stata di circa 459 euro. I maggiori consumatori si concentrano principalmente nella parte settentrionale della penisola e nelle zone montane.

Un mercato sempre più esigente

La crescente domanda di pellet impone al mercato standard tecnologici sempre più esigenti. I consumatori ricercano con maggiore interesse qualità e sicurezza. Nel 2011, ad esempio, è stata pubblicata la norma europea EN 14961-2, sostituita poi nel 2014 con la norma internazionale ISO 17225-2. Dimostrazione della necessità, anche da un punto di vista legislativo, di definire meglio il settore e imporre standard produttivi.

Sistema di certificazione

Il più diffuso sistema di certificazione in Italia è l’ENplus. Lo standard definisce tre livelli di qualità per il pellet e traccia l’intera catena di approvvigionamento, dalla produzione alla consegna al cliente finale.

Le classi di qualità di ENplus sono stabilite dalla normativa ISO17.225-2. I requisiti dei prodotti, però, superano la norma ISO 17225-2 per alcune proprietà possedute. In particolare, sono migliori nei seguenti punti:

  • i pellet di qualità ENplus A1 devono avere una durabilità meccanica deve essere ≥ 98,0 w-%.
  • Quelli appartenenti alla classe B, invece, possono avere una durabilità meccanica ≥ 97,5% in peso.
  • I prodotti devono possedere requisiti obbligatori sul comportamento di fusione in cenere.
  • La cenere utilizzata per la misura del comportamento di fusione è prodotta a 815 ° C.
  • un massimo dell’1% dei pellet può essere superiore a 40 mm, non sono consentiti cilindretti di misura superiore ai 45 mm
  • la quantità di additivi nella produzione è limitata all’1,8% del peso, in post-produzione allo 0,2%.

I prodotti PelletPlus sono tutti certificati ENplus A1.