Pellet: è davvero così inquinante? La risposta dell’ International Energy Agency

Il pellet fa male ed è nocivo all’ambiente. È il messaggio che sta circolando in questi giorni sul web, ma è davvero così? Secondo l’ International Energy Agency Bioenergy no. Ecco perché

Nei giorni scorsi, la stampa ha divulgato i risultati di uno studio realizzato dal Royal Institute of International Affairs, a firma di Duncan Brack. Il documento ha suscitato un acceso dibattito. Nel rapporto, infatti, viene bocciato in maniera drastica l’utilizzo delle bioenergie, e in particolare del pellet.

Secondo Brack, il pellet di legno sarebbe una fonte inquinante addirittura peggiore del carbone. Un vero e proprio errore dal punto di vista climatico.

Ma è davvero così?

Non si è fatta attendere la replica di IEA Bioenergy, firmata da oltre 125 esperti e professori universitari che contesta le conclusioni a cui è giunto lo studio britannico. Secondo l’International Energy Agency, il report non rappresenterebbe una panoramica obiettiva dell’effetto che le biomasse hanno sul clima.

Ma procediamo con ordine.

Il rapporto contestato da International Energy Agency

Il rapporto del Royal Institute of International Affairs è stato pubblicato alla fine di febbraio.

«Il fatto che le foreste europee siano cresciute in estensione negli ultimi 20 anni non significa che tagliare piante per bruciarle non abbia un impatto negativo: è sbagliato pensare che reintegrando ciò che si taglia si ottiene un riciclo continuo». Afferma Duncan Brack, autore dello studio.

Ci sarebbe inoltre una netta differenza tra adoperare soltanto i residui e la biomassa lasciata a marcire nelle foreste e, invece, tagliare le piante per bruciarle. Secondo il rapporto, dunque, l’utilizzo di biomassa a scopo energetico sta accelerando e non rallentando il riscaldamento globale.

Diversa, invece, è l’interpretazione data da IEA Bioenergy.

Alcuni esperti riconosciuti a livello internazionale hanno contestato la validità del documento della Chatham House, asserendo che le argomentazioni si basano su presupposti infondati. Le contestazioni, in particolare, verterebbero su tre punti specifici.

1. Gli effetti sul clima

Secondo gli esperti interpellati da International Energy Agency, il rapporto fornirebbe un’interpretazione non precisa dell’impatto dei tagli forestali sullo stock di carbonio. Si concentrerebbe infatti troppo sul bilancio del carbonio nel breve periodo, enfatizzando eccessivamente il ruolo sulla mitigazione del clima delle risorse forestali non prelevate.

Non solo. L’assunto che le foreste possano continuare a crescere nel caso del non utilizzo di biomassa sarebbe impreciso. Non è detto infatti che sia così anzi, secondo IEA, sarebbe un’ipotesi decisamente irrealistica.

2. Le risorse adoperate

Il rapporto del Royal Institute of International Affairs considera come biomassa solo i tronchi tagliati dalle foreste. Nella realtà dei fatti, sottoprodotti e residui della silvicoltura continuano a occupare un posto importante nella produzione energetica. Anzi, sono proprio i settori forestale e biomasse che possono spingere alla piantumazione. Oltre, naturalmente, a investire in una gestione più sostenibile delle risorse.

3. I criteri di sostenibilità considerati

L’ultimo punto debole del rapporto, secondo l’ International Energy Agency, è che considera la bioenergia forestale come una singola entità. Essa, invece, è parte integrante di un sistema molto più complesso. Per questo è impensabile argomentare che la conservazione dello stock di carbonio sia garantita applicando criteri di sostenibilità solo a una piccola parte di un sistema di produzione energetica composto da più tasselli.

 

Secondo l’AIE, con l’imminente discussione a livello europeo sul futuro energetico europeo, le pubblicazioni che analizzano il contributo delle bioenergie sono moltiplicate, tra cui il rapporto appena discusso. «La bioenergia dal legno è un settore molto diversificato, un punto chiave per il nostro futuro transizione energetica e, come tale, merita una scienza basata sui fatti piuttosto che sui titoli sensazionalistici». Queste le parole di Jean-Marc Jossart, segretario generale AEBIOM.

 

(FOTO: Christian Schnettelker)