Pellet scadente: quali problemi può causare alla stufa?

La fretta e la voglia di comprare a bassissimo prezzo possono indurvi ad acquistare pellet scadente. Ma è davvero un affare? È giusto risparmiare, ma alcune volte accettare compromessi potrebbe avere delle conseguenze spiacevoli

Si sente spesso affermare che, in tema di pellet, è importante scegliere prodotti di qualità che garantiscano una buona resa degli impianti e una combustione sicura. Ma concretamente quali conseguenze negative può avere per la vostra stufa l’acquisto di pellet scadente?

Cerchiamo di capirci qualcosa in più.

Come riconoscere un pellet di qualità

Per riconoscere un pellet di qualità è necessario prestare attenzione ad alcune caratteristiche specifiche del prodotto, come densità, dimensioni, umidità e residui di ceneri.

La densità, o durabilità meccanica del pellet, indica il suo grado di compattezza e l’attitudine del combustibile a rimanere integro durante le diverse fasi di produzione, trasporto e utilizzo. Questo dato è strettamente collegato sia alla qualità del processo di lavorazione, che allo stato di conservazione dei sacchi. Un pellet scadente ha una percentuale di durabilità bassa che può determinare inconvenienti nelle operazioni di movimentazione del prodotto e nella fase di combustione.

C’è tuttavia un altro elemento chiave che determina mal funzionamenti negli impianti ed è legato alle dimensioni del combustibile. Cilindretti irregolari, infatti, possono causare difficoltà nel caricare il materiale durante il suo utilizzo.

Quando i cilindretti di pellet sono troppo lunghi, ad esempio, si creano dei “vuoti” all’interno della coclea. Per norma, ricordate che il pellet non deve superare i 30 mm di lunghezza.

Residuo di ceneri: quanto è importante?

Il residuo di ceneri è un altro criterio essenziale da tenere in considerazione per stare alla larga dal pellet scadente. Più basso è il valore (che viene espresso in percentuale), migliore è il materiale che avete acquistato.

Tanta cenere, infatti, non è solo una seccatura che vi spinge a dover pulire la vostra stufa a pellet più spesso di quanto non abbiate preventivato. Può generare dei blocchi all’intero meccanismo di carico dell’impianto o impedirne la riaccensione automatica.

Il residuo (klinder) può accumularsi e indurirsi una volta riportato a temperatura ambiente, tanto da impedirne l’espulsione dal crogiolo della stufa e causare possibili danneggiamenti. Un problema che potrebbe riguardare il pellet prodotto con cippato o legno non decortecciato.

La presenza della corteccia può causare la formazione di residui di cenere superiori agli standard indicati. Qualitativamente, infatti, un prodotto decortecciato è migliore perché lascia meno residui, è più chiaro e ha un potere calorifico superiore.

Certo, a volte le ceneri possono accumularsi per problemi legati alla combustione stessa e a un settaggio non ottimale dei parametri, ma considerate sempre che i residui rispecchiano in qualche modo la qualità del materiale. Il valore di riferimento deve essere inferiore all’1%. Il nostro Yellow Pine, ad esempio, ha un residuo di ceneri inferiore allo 0,5%.

Sperimentare rimane il modo migliore per valutare la qualità del materiale e la resa della combustione. Questa regola va applicata comunque solo dopo aver valutato le varie voci presenti nelle schede tecniche dei prodotti e aver settato i parametri di funzionamento del vostro impianto nel modo più corretto.

 

Photo credits: Andrew_Writer