Sostenibilità e occupazione: il ruolo del pellet

Scegliere il pellet come forma di riscaldamento consente di sostenere l’occupazione e la sostenibilità ambientale. Perché secondo Aiel investire sul settore è la strada giusta da percorrere

In questi ultimi giorni si è molto dibattuto sul valore e sul peso del pellet in termini di sostenibilità ambientale. A tal proposito, abbiamo pubblicato la risposta dell’International Energy Agency a un rapporto che definiva il pellet estremamente inquinante.

L’Aiel, l’Associazione italiana energie agroforestali, ha espresso il suo punto di vista a riguardo, evidenziando il ruolo del pellet in materia di sostenibilità e opportunità occupazionali.

Sostenibilità e occupazione: il potenziale dei nuovi dispositivi di riscaldamento

Secondo gli ultimi dati, in Italia, oggi, sono presenti circa 11 milioni di stufe. Di queste, solo il 10% hanno meno di sette anni di età. Un dato che apre la strada al rinnovamento tecnologico degli apparecchi, supportato dagli incentivi. Tra questi, il Conto Termico che permette di “coprire” fino al 65% della spesa effettuata.

«Sarebbe necessario rottamare 4-5 milioni di generatori a legna nei prossimi dieci anni. Questo creerebbe enormi benefici in termini occupazionali – pensiamo alla necessità di figure come progettisti, installatori, manutentori, costruttori, produttori di biocombustibili – e in termini ambientali per la riduzione dei consumi e delle emissioni legata ad apparecchi più efficienti e meno inquinanti». Spiega Valter Francescato, direttore tecnico di Aiel.

Il potenziale della biomassa legnosa

Un altro punto a favore del settore del pellet è il potenziale dato dalla biomassa legnosa. Nel 2014, secondo il Consiglio per la ricerca in agricoltura, l’Italia era al primo posto tra gli importatori di legna da ardere. Dato che mostra l’incapacità del nostro Paese di soddisfare la crescente domanda interna. Nonostante le foreste occupino, al momento, un terzo del territorio.

In un Paese affamato di occupazione come il nostro, lo sviluppo della filiera del legno potrebbe dare un importante contributo. Soprattutto se si considera che la presenza di una segheria regionale, con annessa produzione di pellet, genera 217 ore di lavoro.

Sostenibilità: solo se si sceglie il pellet giusto

Le stufe a pellet, continua a spiegare Francescato, sono più efficienti e meno inquinanti dei vecchi dispositivi a legna. Grazie all’uniformità del combustibile e alla combustione automatica.

I benefici, però, sono resi possibili solo scegliendo prodotti di qualità e derivanti da un processo di lavorazione rispettoso delle foreste.

Un pellet con elevata produzione di ceneri e sostanze organiche, emette particolato e altri composti in quantità superiore rispetto a prodotti certificati e altamente performanti. Questo vanifica gli sforzi di passare da apparecchi manuali a quelli automatici.

Anche per questo, spiega Francescato, “sui mercati di Austria, Svizzera e Germania questa distinzione è presente ed è possibile commercializzare solo pellet che rispetta gli standard stabiliti. In Italia, invece, circa la metà del pellet non è certificato”.